30 novembre 2014

I cancri della società come cellule della metastasi

"Era meglio quando era peggio"!
Almeno una volta nella nostra vita abbamo detto o pensato questa frase e l'evoluzione della società (ma si potrebbe dire di tutto il pianeta in cui viviamo) ci mostra ogni giorno il volto di una metamorfosi che forse qualche decennio fa non credevamo possibile se non inimmaginabile.
Spesso (anzi quasi sempre) gli sconvolgimenti di cui siamo testimoni hanno come artefice la mano dell'uomo (ognuno di noi, chi più chi meno, ha la sua parte di responsabilità) ma se alcuni (fosse anche la maggior parte o le grandi masse) compiendo scelte quotidiane o esistenziali che ci pregiudicheranno il futuro, hanno l'attenuante di essere inconsapevoli delle conseguenze o avere la sola colpa di essere troppo sdraiati sulla cultura dominante e non riuscire a sottrarsi dalla manipolazione di regime, per altri si può sicuramente dire che sono consapevolmente colpevoli perché le loro azioni fanno parte di uno specifico progetto pensato e voluto nel modo in cui accade.
Leggendo Malattia e destino di Thorwald Dethlefsen - uno psicoterapeuta, esoterista e scrittore tedesco morto nel dicembre 2010 - si trova una descrizione spietata del comportamento della cellula colpita dall'agente cancerogeno che diventa attiva nel portare l'organismo alla metastasi.
Vi domanderete cosa ha a che fare tutto ciò con quanto detto finora?
Mi sono sempre chiesto come un mio simile potesse dedicarsi ad attività che danneggiano deliberatamente il prossimo e mettono a rischio anche la sua esistenza oltre che quella di tutti i suoi simili.
Per le ragioni ci si potrebbe avventurare in un'analisi senza fine ma per la descrizione dei suoi comportamenti, quello che scrive Dethelefsen sulle cellule tumorali sembra cucito addosso a certi squali di cui spesso sentiamo parlare nella fattispecie di statisti, banchieri, burocrati e grandi vecchi... tutti che concorrono nella metastasi delle organizzazioni umane.

Ecco la loro descrizione scentifica:

"La cellula cancerogena non è, come per esempio i batteri, i virus e le tossine, qualcosa che viene da fuori e minaccia l'organismo, ma è una cellula che finora ha messo la sua attività al servizio dell'intero organismo, in modo da aiutarlo nella sua sopravvivenza. Poi, di colpo, questa cellula ha cambiato i suoi intendimenti e abbandonato l'identificazione comune. Comincia a perseguire scopi propri e a realizzarli senza preoccuparsi d'altro. Pone fine alla sua normale attività di servizio specifico a un organo e mette in prima linea la sua moltiplicazione. Non si comporta più come un membro di un essere vivente dalle molte cellule, ma regredisce al livello precedente di esistenza. Prende le distanze dalle cellule sue simili e si diffonde rapidamente e senza riguardo alcuno con una caotica moltiplicazione, trascurando tutti i confini morfologici (infiltrazione) ed edificando ovunque basi proprie (metastasi). Questa rapidissima diffusione delle cellule cancerogene termina soltanto quando la persona che ha svolto le funzioni di terreno di coltura è letteralmente divorata. La cellula sottopone la comunità ai propri interessi e comincia a realizzare la propria libertà con un comportamento il cui errore diventa evidente solo più tardi quando si nota che il sacrificio dell'altro e il suo utilizzo come terreno di coltura porta con sé anche la propria fine."
da Malattia e destino di Thorwald Dethlefsen